martedì 15 ottobre 2013

La musica non è calcio, né politica

E' già da un po' che voglio provare ad uscire un po' dagli argomenti tecnici con i post su questo blog; non abbandonarli, ma affiancarli alcune riflessioni sulle altre passioni che sono parte di me, del mio lavoro, della mia vita quotidiana.

Ebbene, oggi parliamo di musica, e dato che ritengo certi argomenti delicati, invece di esprimervi semplicemente la mia opinione, vi lascio con le parole dette da chi forse ne capisce più di me, che ovviamente condivido e prendo a cuore, e che penso possano far riflettere chiunque senza forzarlo a cambiare radicalmente idea sull'argomento.

Daniel Harding è un giovanissimo (classe '75) direttore d'orchestra britannico. Ha un curriculum che soprattutto considerata la sua giovane età ha dell'incredibile. Durante l'edizione 2013 del festival di sanremo, viene invitato da Fabio Fazio ad aprire la serata finale della manifestazione, ed invitato a esternare qualche riflessione. Vi riporto alcuni passaggi, ma vi invito a vedervi direttamente il video della serata, che riporto qua sotto.

"Penso che una cosa bella della musica sia che non è calcio, non è politica; e non abbiamo bisogno di scegliere qual è meglio."

"C'è stato un momento molto importante nella mia vita, che mi ha convinto a fare musica. Durante le Olimpiadi invernali del 1984, i pattinatori Jayne Torvill e Christopher Dean, hanno danzato sulle note di Bolero, ma una versione strana con sintetizzatore; ho sentito questa musica, ed è cambiata la mia vita."

"Mio figlio di 7 anni, sull'ipod un momento ascolta Puccini, un altro musica classica che neanch'io conosco... e cinque minuti dopo ascolta Lady Gaga! E per lui è uguale! La musica è piacere, e non è proprietà di nessuno ma per tutti, e più musica diversa conosciamo e più possibilità abbiamo di trovare uno spazio nella musica per noi, in ogni momento."

http://www.youtube.com/watch?v=uPRxTK1XRiU&t=5m41s



Se vi interessasse saperne di più su questo maestro, qui lascio il link ad una vecchia intervista del 2010.
http://archivio.grazia.it/people/on-air/daniel-harding-direttore-d-orchestra-dei-record

giovedì 6 giugno 2013

Perchè il mio PC/Smartphone non va? La cognizione dei prodotti hi-tech

Ormai è già qualche annetto che ho a che fare, per lavoro e per passione, sia con i prodotti tecnologici di largo consumo e sia con gli utilizzatori finali (gli utenti). Gli anni passano, le tecnologie cambiano radicalmente, le persone ed il loro approccio alla tecnologia pure.

Eppure in questi giorni riflettendo, mi sono reso conto che una cosa resta abbastanza invariata: la cognizione che le persone hanno dei prodotti che utilizzano. E' incredibile come si tenda SEMPRE a sopravvalutare enormemente le capacità dei propri computer, smartphone, o altro (ma soprattutto i prodotti informatici).

Sebbene la risposta più semplice al perché di questa cosa sia "l'ignoranza del mezzo" (ovviamente giustificata), in realtà più onestamente possiamo metterci a parlare del marketing ed alle operazioni commerciali che stanno dietro la vendita di questi prodotti. "L'ignoranza" è ammessa; non devo conoscere approfonditamente il funzionamento del motore di un auto per poterla guidare... però non è nemmeno giusto che il venditore mi illuda di poter arrivare in cima all'Himalaya con una Smart.

Sto' parlando di cose abbastanza risapute nell'ambiente (l'uso dei NUMERONI per vendere prodotti tecnologici è storia vecchia), faccio alcuni esempi famosi:



[cliccando sui collegamenti, si accede ad alcuni approfondimenti sugli argomenti in questione, per chi fosse interessato]

Questo purtroppo porta inevitabilmente ad un utilizzo sbagliato del mezzo, che spesso lo rende inutilizzabile. Faccio un esempio un po' forzato ma che rende bene l'idea.

Prendere uno smartphone da 130€ ed installarci 100 applicazioni che restano attive continuamente (come le app social, o di messaggistica) e poi pretendere di telefonarci, ha la stessa efficacia dell'usare una tastiera di un pc per scavare la terra; il lavoro è faticoso, non viene bene, e la tastiera difficilmente riuscirà a fare il lavoro per cui era stata ideata inizialmente (scriverci al pc) a meno che non venga per lo meno prima ripulita.

Questo purtroppo alle volte è anche alla base dell'equivoco che tiene in piedi (non da solo ovviamente) l'eterna diatriba tra chi sia il migliore tra i prodotti Apple e non (diatriba nella quale evito sempre accuratamente di entrare). I prodotti Apple oltre a non esisterne di fascia economica (mentre negli altri ecosistemi esistono tantissime fasce di qualità e quindi di prezzo), sono sistemi molto chiusi, concepiti in questo modo fin dalla progettazione oltre che nella successiva fabbricazione (mentre negli altri ecosistemi si ha solitamente maggiore libertà di utilizzo e maggiore scelta). Queste due caratteristiche fanno sì che si abbiano prodotti concretamente più affidabili e funzionali, ma anche (purtroppo) un illusoria sensazione di avere un prodotto invulnerabile e superiore a tutta la concorrenza esistente.

Ritornando all'esempio grottesco di prima, e come se vi impedissero quasi "fisicamente" di usare una tastiera Apple per scavare; ma se provaste, otterreste gli stessi deludenti risultati...

Questa illusione è data dal marketing che viene utilizzato dall'azienda di Cupertino, che ha la stessa funzione di quello usato nell'elenco di esempi che ho riportato sopra, ma che è molto più intelligente e subdolo (e maggiormente efficace).

Ovviamente tutto questo a dimostrare che non si salva nessuna azienda dal marketing tecnologico pseudo ingannevole, e che quindi se si vogliono evitare grossi mal di testa e soldi buttati via, l'unica è sforzarsi di capire un pochino di più come funziona questo mondo che, ormai, è parte (volenti o nolenti) della nostra vita quotidiana.

giovedì 16 maggio 2013

Google Now come il computer di Star Trek

Mentre ancora noi "nerd" (ma non solo) ci chiediamo che fine abbia fatto tutto il futuro, e le tecnologie, che i film negli anni settanta profetizzavano per gli anni 2000, la Google Inc. continua a proporci soluzioni interessanti.

Nell'attesa che i famosi "Google Glass" si concretizzino (ma soprattutto si attestino su una fascia di prezzo umanamente accettabile), al Google I/O 2013 sono state presentate delle chicche molto interessanti.

Segnalerei brevemente l'alternativa a Spotify di Google Play Music, ma anche la nuova piattaforma per il gaming multipiattaforma online; non possiamo neanche esimerci dal parlare dalla nuova interfaccia di Google+, che per quanto meno utilizzato come social network (Facebook regna incontrastato, più o meno), tecnicamente resta un prodotto ricco di soluzioni ed innovazioni. E come se non bastasse, prossimamente oltre che ad essere rinnovato nel layout, presenterà all'interno delle interessantissime novità (editing integrato delle immagini, chat e videochat con Hangout migliorata). Naturalmente tutto questo perfettamente integrato con l'ecosistema Android presente su una quantità impressionante di Smartphone.

Il tema privacy è sempre al centro quando si parla di Google; il punto è, quanto siamo disposti a rischiare (o a rinunciare) della nostra privacy in cambio di questi ghiotti bocconi? Mentre qualcuno (giustamente) comincia a porsi dei dubbi sulla questione, io mi limito a segnalare le cose più interessanti.

Il livello eccelso a cui è arrivata la tecnologia del riconoscimento vocale è rappresentato dal seguente video, a circa 2 ore e 11 dall'inizio:


Joanna Wright ci illustra che i tempi in cui chiediamo al computer le cose e lui ci risponde (come in Star Trek con il computer dell'Enterprise), non sono poi così lontanti. E se non credete che il sistema sia veramente così preciso ed avanzato, non vi resta che provare su un telefono Android 4.1 compatibile con installato Google Now (come il Samsung Galaxy SII ed SIII), od attendere con pazienza la ormai prossima integrazione con il browser Chrome.

domenica 5 maggio 2013

Il Web visto dalle persone

Cinque anni che non scrivo qua... quante cose sono cambiate in cinque anni, sia a livello personale che generale. Il primo cambiamento che mi salta agli occhi (e l'unico che potrebbe avere senso citare in questo blog), è forse proprio il pubblico che si affaccia sul web.

La semplicità dei social network come Facebook (e anche un po' la moda), la diffusione a macchia d'olio degli smartphone e di tutti gli apparecchi informatici di uso "semplificato", hanno portato internet in mano più o meno a chiunque (anche se un buon zoccolo duro resiste alla "modernità", almeno qui in Italia). Dapprima ero risoluto che fosse assolutamente un vantaggio (ho sostenuto a lungo le mie preoccupazioni sul digital divide), adesso invece devo ancora assorbire il colpo... è come se qualcosa non fosse andato proprio come speravo.

Si trova un pubblico variegato (età, generazioni, culture diverse), ma che tutto sommato si uniforma molto sulle azioni tipiche. In particolare navigando ho notato sostanzialmente due cose negative: una diffusa ignoranza del mezzo, ed in un qualche modo legata voglia di polemizzare. Ora, obbiettivamente due caratteristiche da sempre presenti nel web (in particolare la seconda), ma che non avevano mai raggiunto (secondo me) questi livelli.

NON VOGLIO assolutamente portare questo post nel baratro della retorica stile "dove andremo a finire" o ancora peggio "era meglio prima", per carità. Solo che ancora la devo ben capire questa situazione (reputo internet una preziosa risorsa, e parlare dei problemi che porta in grembo è un po' come difenderlo ed aiutarlo a restare "libero"), e scriverne una descrizione del fenomeno aiuta.

Cioè, voglio dire, qualsiasi cosa venga pubblicata (video, musica, articoli) vi si trova una marea di commenti sempre più spavaldi, critiche distruttive, offese... in effetti alle volte rimango basito da quanta intransigenza si celi dietro dure parole a commento di video su youtube, un post su facebook, od un articolo su un giornale online (al quale seguono guerre verbali, nelle quali si creano due fazioni che la pensano all'esatto opposto, e se le suonano di santa ragione). Gli attacchi su internet, si sa, sono "garantiti" dallo pseudo anonimato, e molti ne approfittano. Da qui si passa alla prima caratteristica da me citata, l'ignoranza del mezzo.

Non si può far a meno di notare che nel mare di persone che si sono affacciate ad internet c'è finita anche una buona parte della nostra attuale classe politica (ormai risaputo anche all'estero, criticata all'unisono), probabilmente ghiotta di acchiappare qualche voto/pesciolino nella "rete". E qui, di nuovo, si configurano due particolari eventi: una buona percentuale di questi politici non sa cos'è internet, come va usato ed il valore che hanno certi attacchi, e si intrappolano da soli in certe situazionacce, dalle quali ne escono ovviamente a brandelli:
Giuseppe Vatinno e l’uso dei nuovi media
http://attivissimo.blogspot.it/2013/01/giuseppe-vatinno-e-luso-dei-nuovi-media.html

Prima regola:
Il web è assolutamente inclemente, non dimentica e nota qualsiasi errore tu faccia...

Certo è che quando si leggono certe cose rivolte nei propri confronti, posso capire che una qualche domanda ci si faccia... è storia proprio di questi giorni quella che vede coinvolta Laura Boldrini, l'attuale Presidente della Camera dei deputati Italiana, che vede la signora seriamente preoccupata per le minacce di morte (e non solo) che le arrivano via Web:
Boldrini: "Io, minacciata di morte ogni giorno. Non ho paura ma stop all'anarchia del web"
http://www.repubblica.it/politica/2013/05/03/news/boldrini_intervista-57946683/

Sinceramente, penso che siano situazioni da affrontare con lucidità; prima parlavo di pseudo anonimato che garantisce il web, infatti è possibile isolare gli elementi veramente considerati pericolosi e prendere i dovuti provvedimenti anche in sede legale, senza per questo dover paventare una fantomatica "rivisitazione del web". Una perfetta sintesi del mio pensiero la fa Paolo Attivissimo in un suo Tweet. Ecco, io mi preoccuperei più dei paparazzi che inseguono la figlia in scooter rischiando di farle fare un incidente che del web. C'è da considerare inoltre, che molti messaggi nascono dal disagio sociale che si respira nel nostro paese in questo periodo, e poco hanno a che spartire con la "questione web" (che è e rimane un mezzo, e come tale può essere usato male o bene).

Tutto ciò mi riporta alla mente un caso meno delicato, e sicuramente più divertente; quello che vede coinvolto il famoso "rocker" Vasco Rossi col famoso sito satirico "Nonciclopedia". Qualunque cosa se ne pensi del musicista, è risaputo che il popolo di giovani che lo seguono, lo difendono in tutto e per tutto (soprattutto sul web) anche in maniera particolarmente "dura", non solo dalle accuse (anch'esse "dure") sullo stile di vita e tendenzialmente personali, ma anche sulla qualità della musica (argomento che evito volutamente per evitare qualsiasi fraintendimento). Ma che succede quando la propria immagine di "me ne frego di tutto" si incrina proprio grazie al web che finora ti ha difeso?
Nonciclopedia (auto)sospesa, accusata di aver diffamato Vasco Rossi
http://attivissimo.blogspot.it/2011/10/nonciclopedia-sospesa-avrebbe-diffamato.html

Si rischia facilmente di perdere credibilità, ecco cosa. E per evitare ulteriori danni si fa marcia indietro...


Ma l'effetto più devastante del web, l'autogol per eccellenza, è il cosiddetto "Effetto Streisand". Chiamato così perchè il caso più esemplificativo riguarda proprio la cantante Barbra Streisand, si tratta di (e cito) "un fenomeno mediatico per il quale un tentativo di censurare o rimuovere un’informazione ne provoca, contrariamente alle attese, l’ampia pubblicizzazione". E lo capì bene Barbra, la quale dopo aver richiesto la rimozione di una foto dal web, che vedeva come soggetto la propria villa (collateralmente, visto che il blogger che l'aveva pubblicata aveva intenzione di documentare l'erosione della scogliera sulla quale sorge la casa), moltiplica l'attenzione sulla suddetta foto ottenendo l'effetto contrario di quello che si aspettava, e cioè la totale diffusione sul web della questione, della foto e della sua privacy.

sabato 4 maggio 2013

Mondo Social

Mi sono reso conto che questo piccolo spazio che gestivo, questa mia valvola di sfogo che stava cominciando ad andare a regime, è stata decisamente travolta dalla rivoluzione dei social network, con Facebook in testa. Comodi, utili a volte (ma inutili la maggior parte delle volte) hanno sicuramente cambiato il modo in cui noi utenti interagiamo sul web.

Il primo risultato per me è che questo blog non è stato più aggiornato dal 2008 (quasi cinque anni fa). Ma passata la mareggiata della "novità", ti rendi subito conto che si, scrivere qualcosa in 140 caratteri è fico, ma se senti il bisogno di scrivere qualcosa, qualsiasi cosa, il buon vecchio Blog non lo batte nessuno.

Parentesi: è curioso come l'informatica abbia una definizione del tempo "propria", è quasi come un organismo indipendente con un proprio metabolismo... la rivoluzione del Web 2.0 e dei "Blogger" si è arrestata appena Facebook ha fatto capolino. Ma fa piacere vedere, che in fondo, i migliori sono rimasti e continuano a fare numeri di visite da record.

Eh si, il bisogno di scrivere... vediamo se riusciamo ad unire l'utile al dilettevole, cioè scrivere per sfogarsi ma allo stesso tempo cercare argomenti che possano interessare ai naviganti casuali che "approdano" su questa "isola dei pensieri". Era il proposito principale appena aperto il blog, vediamo se riusciamo a mantenerlo... e se non riusciamo pazienza, ce ne faremo una ragione!

Seguendo l'onda Social, oggi ho aggiornato il layout del blog; le novità più rilevanti riguardano l'aggiunta del widget di Twitter collegato al mio profilo, ed il medesimo strumento collegato invece al mio canale YouTube. Chissà che non vi troviate qualcosa di interessante da leggere/vedere.

Marco.