
Il
peer-to-peer (o
p2p), è il protocollo di trasmissione dati sul quale si appoggiano i più diffusi programmi di
File Sharing (
Condivisione di File). Sto parlando arabo? Tranquilli, è più facile di quanto si creda. Pensate a quei programmi che
usate/avete visto usare dai vostri amici, che vi permettono di ottenere un sacco di file
mp3,
video e
quant’altro si voglia. Ecco, quello è un programma di
File Sharing. Ce ne sono tanti, che a loro volta utilizzano i più disparati sistemi di trasferimento dati, basati comunque sul
p2p.
Voglio parlare di questo argomento sostanzialmente per due motivi: primo, c’è molta confusione a riguardo di come funzionino questi sistemi, ma soprattutto, SUI RISCHI LEGATI ALL’UTILIZZO DEGLI STESSI. Secondo, la confusione precedentemente menzionata è incrementata dal continuo evolversi dei fatti politici/legali sulla questione, che cambiano alla velocità con cui una
Bodda cresce e si riproduce. Cercherò di fare un po’ di chiarezza utilizzando il numero minore di termini tecnici possibili.
Peer-to-peer significa da computer a computer; un applicazione di
File Sharing, sostanzialmente, non fa altro che
mettere in comunicazione due o più computer insieme. A questo punto i computer sono liberi di scambiarsi quello che gli pare tra di loro, e cioè messaggi, immagini, video, e qualsiasi altro file. Un po’ come fa
Windows Live Messenger, per chi lo conosce. Naturalmente questi programmi funzionano in modo più complicato ed efficiente, così da permettere ad un utente di decidere quali file condividere sul web, ed autorizzarne la ricerca da parte di qualsiasi altra persona.
E’ illegale questo? Credo proprio di no. Se decido di regalare roba mia alle persone (
filosofia su cui si instaura il concetto di Internet, e cioè “dare prima di prendere”, senza la quale non esisterebbe la Rete), sono fatti miei. Allora perché sentiamo continuamente parlare di problemi legali? Perché non è illegale scambiare dati, ma è illegale scambiare materiale protetto da
copyright.
Se io ti do una canzone registrata da me ed il mio gruppo va bene, ma se ti do una canzone che ho comprato, sto violando la legge; eh si, perché
all’atto di comprare la canzone, ho tacitamente sottoscritto un contratto, dove sta indicato che se voglio comprare la canzone, mi impegno ad ascoltarla
solo io, se la ascolta qualcun altro sono già in torto. In teoria (e giustamente) questo serve per evitare che una persona compri la canzone, e la regali a cento altre, lasciando chi l’ha creata con un pugno di mosche in mano (cioè il guadagno di una persona e basta invece che di centouno). In pratica invece, grazie all’avidità delle società che coprono il
diritto d’autore (
SIAE,
RIAA,
MPAA ecc…), si è trasformato in un meccanismo per succhiare più soldi possibile alle persone. Ma di questo ne parliamo dopo.
Ora se avete avuto la pazienza di leggere, sapete come funzionano i software di
File Sharing, e sapete che sono legali. Il primo rischio nell’utilizzo a cui si pensa, infatti, è quello della legalità o meno di queste applicazioni, poiché almeno lo
85% del materiale rintracciabile in essi, è illegale. E poi si sa, come luogo comune vuole, l’Italia è il
paese dei “furbi”, e qui (ma naturalmente anche da altre parti, scherzi a parte) se ne fa largo uso.
E’ possibile essere scoperti mentre ci si scambia materiale illegale? Per rispondere, provo a riformulare in modo diverso la domanda.
E’ possibile che leggano quello che hai scritto in una lettera spedita tramite le poste, entrino a vedere in casa tua se tutto è a posto, o ascoltino le tue telefonate? No, a meno che non ci sia un’esplicita richiesta della
magistratura, e quindi hanno delle prove che tu possa essere un delinquente.
Cioè… in teoria no! Esiste una legge sulla
Privacy per questo. Ma le società che
“perdono” (a detta loro) soldi tramite questi circuiti di scambio, ci provano in ogni modo. Con la regola del
“SEI COLPEVOLE FINO A PROVA CONTRARIA”, vogliono controllarci. No, non è paranoia purtroppo, ci sono i fatti, con software ILLEGALI (ma non secondo loro) tentano già da tempo a spiare il traffico degli utenti. Provate ad immaginare un impiegato di quell’azienda:
“Uhm, allora vediamo. Questo è un messaggio di posta; uhm tradisce la moglie, che risate! Uhm e questo? Ah ecco, un mp3! No, no, ma è suo. Questo utente non ha niente di illegale, passiamo al prossimo!”. Vi pare accettabile? Fate voi, intanto vi segnalo un caso recente,
questo. Non c’è niente di legale, ma esse sono società miliardarie, e se fai loro causa ti rovinano e spolpano vivo con cause giudiziarie, minacce ed avvocati; anche se hanno torto, e perderebbero la causa, sei costretto a patteggiare per non essere rovinato. Parliamo di cause che durano anche anni.
Prima mi sono espresso chiamando le società audio/discografiche coloro che
“perdono soldi tramite circuiti di scambio”; a detta loro. Eh si, perché il mercato è stato analizzato più volte, e più volte
si è giunti alla conclusione che il fenomeno del File Sharing può invece aver agevolato la crescita di queste aziende, a tal proposito leggete l’articolo di
Punto Informatico a
questo link.

I
metodi di persecuzione per impedire lo scambio di materiale coperto da copyright, oltre a quella dello
“spionaggio”, sono molteplici; si passa da casi eclatanti come quello della denuncia ad un’anziana signora, che non aveva mai usato un computer in vita sua ma che soprattutto,
era MORTA, allo stressare i politici (e qui bisogna vedere quali e se ce ne siano di corrotti) affinché creino leggi immorali e completamente idiote, come
quella del ministro Urbani, attualmente in vigore in Italia dal 2004.
Adesso si passa al gran finale, la
Comunità Europea! Cito da
Hardware Upgrade:
Nella giornata del 25 Aprile scorso il Parlamento Europeo di Strasburgo ha approvato con 374 voti a favore e 278 voti contrari la proposta di direttiva IPRED2, formalmente titolata "The Second Intellectual Property Rights Enforcement Directive". […] In pratica: le etichette cinematografiche e discografiche hanno la possibilità di istituire divisioni o assoldare delle vere e proprie squadre investigative che, collaborando con le forze dell'ordine, si occupino di combattere la pirateria e la contraffazione di opere originali sia nell'ambito on-line, sia nell'ambito off-line. […] Inoltre gli ISP (quelli che ti danno la connettività, quindi Telecom, Libero, Tiscali, Tele2, etc) sono in questo modo forzatamente costretti a praticare controlli sul traffico che avviene nelle proprie reti, onde evitare pesanti implicazioni nel caso di procedimenti penali a carico di qualche utente.
Trovate l’intero articolo a questo indirizzo. Il Grande Fratello è arrivato.
Marco
P.S. L’ignoranza è il peggiore di tutti i mali. Ho scritto questo articolo (spero privo di errori) consapevole del fatto che molti abituali frequentatori di Internet, hanno delle conoscenze sbagliate in merito all’argomento. Questa ignoranza viene sfruttata da chi non ha scrupoli. Non diamogli modo di sfruttarci a queste persone. Linkate questo post (http://mar85.blogspot.com/2007/04/p2p.html) a più persone possibile ed inviatemi suggerimenti/miglioramenti/correzioni, le quali saranno accettate di buon grado.